Una vita normale. Il sabato sera con gli amici. Il cocktail. Il latex. L’ animalier. I tacchi alti e quella pochette in cui non ci sta nulla. Era l’autunno 2019 e ci siamo “salutate” così. Poi quasi due anni in casa.

Due anni di tute, pigiami nei calzini e maxi maglie. La fiera del comfort, la morte dello chic.

Ora, pian piano la vita si sta riprendendo i suoi spazi, i suoi piaceri e le sue libertà. Ma, in cosa siamo cambiati? Il nostro modo di vestire viene influenzato, anche in parte, da ciò che accade?

Puntualizzando che la moda, nel senso generale del termine, è un comportamento di una società variabile nel tempo, possiamo ben capire quanto per una pandemia, dopo aver stravolto la nostra quotidianità e la nostra mente, sia facile andare ad intaccare un settore come il fashion, già incline di per sé a cambiamenti repentini e per eventi minori.

Dopo aver passato interminabili giornate sul divano, in smart working e su Netflix, interminabili giornate dove la sola vita sociale concessa era affidata ad uno schermo, forse non ne saremo usciti migliori come credevamo in principio, ma sicuramente avremo acquisito qualche consapevolezza in più.

Oltre a quelle più profonde e personali, una delle consapevolezze assunte è “chic sì, purché sia comfort” che va a contrapporsi al famoso detto, antico quanto il settore moda, “chi bella vuol apparire, un po’ deve soffrire”.

E sulla scia di questo pensiero, gli dei della moda han ben pensato di accantonare per il momento principalmente due articoli e di deliziarci con altri.

Gli skinny, in jeans o in tessuto, per anni han fatto da guaina alle nostre gambe ma ora cozzano un po’ con le rinnovate esigenze. Al loro posto troviamo i più movement friendly pantaloni a taglio sartoriale, da quello a sigaretta a quelli palazzo, notevolmente più comodi sulla gamba. Per il jeans possiamo scegliere tra il baggy morbido sia sui fianchi che sulla gamba e lo slouchy ancora più ampio, per un sapore vintage, invece, tra il wide leg e il bootcut. Anche il ciclista, tanto in auge negli anni passati, si è allargato diventando un bermuda, da indossare sia in versione pratica e mattutina, sia in versione più raffinata per la sera (vedi video “e tu, che bermuda sei?”).

Ovviamente parlando di praticità l’articolo che più ne ha risentito è la scarpa, sono infatti state messe da parte le calzature a tacco eccessivamente alto se non accompagnato da plateau che, per mia gioia, è tornato a calcare le passerelle insieme alle ormai famosissime ballerine a punta e ai sandali a tacco basso.

Quest’estate più che mai il lino la fa da padrone, confezionato in tailleur, bermuda, top e gonne, fresco e semplice trasmette la libertà di una passeggiata tra le dune di sabbia del deserto.

È anche l’anno dei cosiddetti co-ords, semplicemente i coordinati, capi distinti a fantasia uguale nati per essere indossati insieme, pratici e veloci, adatti ad ogni occasione se accostati ai giusti accessori.

Se da un lato la comodità è il valore assoluto di questa stagione, dall’altro ne abbiamo abbastanza dei colori freddi e cupi dell’abbigliamento da casa, e la moda ci viene incontro con colori sgargianti, infuocati, che sanno tanto della perduta libertà e di felicità. Verde, arancione, giallo, fucsia, blu elettrico, chi più ne ha, più ne metta, quasi come se questo arcobaleno volesse sfondare le barriere grigie della pandemia, ridipingendo tutto di colore, di vita.

A rinforzare l’esercito del buonumore “festaiolo” troviamo le paillettes ed il satin a vestire le nostre serate, un bagliore di luce alla fine del tunnel. Ancora non sappiamo se quest’anno potremo andare a ballare, ma noi di sicuro non ci faremo cogliere impreparate.

Che si tratti di vestiti, di top o di coordinati la parola d’ordine sarà “spalle scoperte”, rigorosamente scoperte, come se si volesse mostrare al mondo, con fierezza, le spalle rinforzate che hanno sorretto il peso di un periodo difficile e che ora iniziano a rilassarsi un po’.

Ricapitolando quindi i vari must, pantaloni e jeans più larghi, scarpe comode, capi in lino, co-ords, colori, paillettes e satin ne manca senza dubbio uno, il bianco e nero, forse percepito con una nuova concezione, forse simbolo di dualismo, l’arresto e la ripartenza, ma senza dubbio intramontabile, perché, dopotutto, alcune cose non cambiano mai.

Baci babes.

Giada

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